Le linee guida della vaccinazione degli animali da compagnia sono attualmente sottoposte ad una attenta rivalutazione critica ad opera di tutte le parti interessate (ricercatori, professionisti, industrie).
Benché per molti anni e tutt’ora venga suggerita una vaccinazione annuale di richiamo, numerose recenti pubblicazioni indicano che probabilmente per la maggior parte dei vaccini la risposta immunitaria protettiva negli animali adulti persista per più di 12 mesi e, quindi, che molti dei richiami annuali non siano necessari. Sulla base di questi studi una prima revisione dei protocolli vaccinali per il gatto è già stata effettuata dall’American Association of Feline Pratictioners e dall’Academy of Feline Medicine e pubblicata nel 2006. Da allora molte delle linee guida sino ad ora seguite verranno rivoluzionate. È da osservare altresì che sulla base di queste rivalutazioni si può dover imporre di ripetere la vaccinazione ad intervalli più frequenti di una volta all’anno per alcune malattie in animali selezionati e considerati a “rischio”. essendo indubbio il fatto che i principi di base della vaccinazione risultano tutt’ora validi ed è indiscutibile il fatto che grazie ai protocolli vaccinali molte malattie siano state tenute sotto controllo.
Il proprietario di animali deve essere conscio che il "FAI DA TE" può creare dei seri problemi alla salute del proprio animale, e deve quindi rivolgersi con fiducia al proprio veterinario per valutare cosa sia meglio fare.
Per la Profilassi indiretta, in genere, vengono impiegati vaccini attenuati associati ad altre valenze quali FCV e il virus della panleucopenia felina (FPV) e inoculati per via sottocutanea. Relativamente al protocollo vaccinale, e' consigliabile una prima vaccinazione a nove settimane di età, seguita da una seconda a dodici settimane e da richiami annuali. Il protocollo vaccinale può essere modificato in base ai rischi epidemiologici di contrarre l'infezione. Negli ambienti ad alta densità di animali è possibile anticipare i tempi di immunizzazione e quindi intervenire tra le sei e le dodici settimane di età; in tal caso, è raccomandabile eseguire dei richiami ad intervalli di 3-4 settimane fino la raggiungimento della dodicesima settimana di età.
Tutte le femmine di cui si prevede la gravidanza dovrebbero essere vaccinate con vaccini inattivati un mese prima dell’accoppiamento; tutti i gattini devono essere vaccinati all’età di 8-10 settimane. Se vi sono frequenti fenomeni di riacutizzazione di malattie respiratorie o i gattini manifestano fenomeni respiratori è necessario separare questi ultimi dalle madri e dagli altri gatti all’età di 5-6 settimane. Tutte le femmine che manifestano segni clinici respiratori durante la gestazione o la lattazione devono essere tolte dalla riproduzione.
Nel corso degli ultimi quindici anni, la profilassi vaccinale nei confronti dei Calicivirus è stata effettuata prevalentemente con vaccini a virus attenuato allestiti con il ceppo F9 e somministrati per via parenterale. Nonostante il loro uso su larga scala, FCV risulta tuttora molto diffuso, tanto che anche gli animali vaccinati possono diventare portatori asintomatici. La facilità con cui si sviluppano nelle comunità feline ceppi virali di FCV resistenti ai vaccini è legata alla grande capacità dei Calicivirus di mutare nell’ambiente generando di continuo ceppi virale leggermente modificati l’uno rispetto all’atro. Quando ciò si verifica l’immunizzazione risulta meno efficace di ciò che è possibile prevedere; sebbene quindi i vaccini per i FCV siano efficaci nel diminuire la gravità dei segni clinici, il loro effetto inibente sui portatori di FCV diventa molto basso. I calicivirus infatti possono essere isolati dalla cavità orale nel 20-30% dei gatti sani in comunità od allevamenti dove la vaccinazione viene praticata di routine. Per questo motivo oggi si suggerisce di utilizzare quei vaccini che offrono una protezione più vasta contenendo ceppi vaccinali diversi.









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